• Giornata della Vita Consacrata

    2 febbraio 2014 - 20:37 -- sr. Maristella Palac

    Nella Basilica- Cattedrale di Pesaro insieme alle religiose e ai religiosi abbiamo celebrato la 18 Giornata Mondiale della Vita Consacrata. La solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal nostro Arcivescovo, è stata preceduta dalla consegna della luce e dal canto in varie lingue, a "Cristo Luce". 

    Dopo la celebrazione è seguita l'agape fraterna, un momento di condivisione e di comunione con tutte le componenti della Vita Consacrata dell'Arcidiocesi.
    In segno della comunione vi offriamo l'omelia fatta dal nostro Arcivescovo per l'occasione.

    Omelia di S. E. Mons. Piero Coccia in occasione della celebrazione della
    #Giornata Mondiale della Vita Consacrata


    1.     Questa sera la liturgia ci fa fare memoria della presentazione di Gesù al tempio. In questa celebrazione la chiesa ci invita a riflettere e a pregare in particolar modo per la vita consacrata. Ma aggiungiamo anche un particolare ricordo al Signore per Mons. Romano Morini nel terzo anniversario della sua scomparsa.
        Nel contesto di questa liturgia ci sentiamo particolarmente impegnati ad ascoltare la parola del Signore che, come sempre, ci raggiunge in forma diretta dandoci forti sollecitazioni per la nostra fede e per la nostra vita di consacrate e consacrati, chiamati dal Signore ad essere “segno” della sua venuta. Una venuta che è fonte di purificazione, di liberazione e di illuminazione.
    E’ quanto la parola proclamata ci attesta. Ma è anche quanto la parola, riferita alla vita consacrata, ci chiede.
    2.     Il testo del profeta Malachia (3, 1-4) è estremamente chiaro in merito alla purificazione. Il Signore Dio parla al profeta e dice: “Io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate, l’angelo dell’alleanza”. Ma prosegue il testo: “Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai”.
        La presenza del Signore che viene come fuoco e come lisciva ci interpella su due livelli: quello personale e quello comunitario. Inoltre ci fa porre due inquietanti domande. La prima: come consacrate e consacrati ci lasciamo infuocare e purificare dal Signore? La seconda: ma noi consacrate e consacrati siamo segni di questo fuoco e di questa purificazione di cui parla il profeta?
    E’ un dato di fatto che nell’esperienza dell’incontro con il Signore, a noi tutti è sempre chiesto un di più, una ulteriorità, una progressione, perché il Signore ci precede, ci anticipa e quindi non possiamo e non potremo mai essere alla pari con lui. Per questa ragione la fede ci spinge ad un “oltre” continuo.
        Detto ciò, è altrettanto vero però che non sempre come consacrate e consacrati ci lasciamo infuocare e purificare e nemmeno siamo sempre segni di questo fuoco e di questa lisciva che è il Signore Gesù. Ci può capitare di vivere la “nostra” vita con tiepidezza. E questo ci basta. Ci accontentiamo di quello che siamo e ce ne facciamo anche una ragione. Risultato: viviamo nella mediocrità.  
        A nessuna persona consacrata è lecito ciò. L’incontro con il Signore ci deve infuocare e purificare al punto tale che la nostra vita deve porsi come segno di questa duplice esperienza in una società che ha particolare bisogno di essere infiammata con la fede e di essere purificata dalla fede.
    Tutti ci rendiamo conto di come la società di oggi a livello di persone, di strutture, di istituzioni, abbia necessità di superare situazioni di abulia e di anemica stanchezza, di paure, di immobilismo, ma anche di come essa debba essere purificata, rigenerata e rivitalizzata a tutti i livelli. Il consacrato sta a testimoniare con la sua vita che ciò è possibile ed è chiamato a darne prova con una vita limpida, coraggiosa e contagiosa.
    3.      Vado oltre e vengo all’esperienza della liberazione. Il testo della lettera agli Ebrei (2, 14-18) con profondità teologica notevole ci ricorda che: “Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe”. Però l’autore aggiunge il motivo di questa compartecipazione da parte del Cristo: “ Per ridurre all’impotenza colui che ha il potere della morte cioè il diavolo e per liberare quindi quelli che erano soggetti alla schiavitù”.
        Nella condizione umana tutti facciamo l’esperienza di tante forme di schiavitù che generano la morte che non è solo quella fisica. Di fronte a questo dato di fatto di una variegata e diffusa presenza di forme di schiavitù, il consacrato si contrappone e si pone come elemento di liberazione da esse.
    Ognuno di noi non solo come battezzato ma ancor più in quanto consacrato, sente la vocazione alla liberazione dalle schiavitù, a volte evidenti e a volte mascherate.
    A questo riguardo una disamina attenta della nostra realtà personale ha molto da dirci. L’esperienza della Redenzione di Cristo ci tocca personalmente perché tutti abbiamo bisogno di essere liberati dai nostri peccati.
        Ma anche a livello sociale registriamo forme di schiavitù evidenti. I valori (per noi disvalori) che la società ci propone molte volte sono esperienze di vera e propria schiavitù, dalla carriera al successo, al denaro, a dipendenze di vario tipo. La schiavitù è di casa anche nella società di oggi.
    Il consacrato con la propria vita ha il compito di smascherare questa realtà schiavizzante, ma nel contempo è chiamato ad indicare con la sua persona quella vera libertà che da la vita e la dà in pienezza.
        Per questa ragione diciamo che la società ha bisogno urgente dei consacrate e consacrati che con la loro vita ispirata ai Consigli evangelici, siano in grado di essere coscienza critica verso ogni forma di strumentalizzazione e di manipolazione e che nel contempo si pongano come marcatori di sentieri di ciò che è vero, di ciò che è buono e di ciò che è bello.
    4.     Da ultimo siamo chiamati anche ad essere segni della presenza del Signore ponendoci come luce per la società di oggi.
    Il testo di Luca (2, 22-40) ci narra la presentazione di Gesù al tempio da parte dei suoi genitori. Colpisce in questo racconto la gioia del vecchio Simeone il quale vedendo il bambino Gesù loda Dio perché: “i suoi occhi hanno visto la salvezza preparata davanti a tutti i popoli, luce rivelata alle genti”.
    Ogni consacrato trova in Cristo la luce che continuamente lo illumina e lo attrae sul piano personale.
    Ma la persona consacrata è anche costituita come segno della luce di Cristo per le genti, cioè per tutti.
        Non è fuor di luogo affermare che nella società attuale c’è una grande necessità della luce di Cristo. Non è neanche presuntuoso affermare che il consacrato può trasmettere questa luce in maniera del tutto singolare con una vita limpida e connotata dai tra consigli evangelici.
    E’ infatti l’obbedienza, come ascolto della parola del Signore, che sta a ricordarci quale sia la fonte di luce necessaria per interpretare e per agire nel cammino quotidiano della vita.
    E’ la povertà evangelica a porsi come luce per farci cogliere l’essenziale della vita dandoci criteri valutativi ed operativi.
    E’ la castità ad illuminarci e a ricordarci che l’esperienza della fede in Cristo, va vissuta nelle due costanti  dell’integrità e della fedeltà.
        Se il Signore ci ha posto come luce, questa luce deve brillare, essere pervasiva ed anche invasiva dei cuori.
    Cari consacrate e consacrati il Signore vi affida una missione grande, necessaria ed attesa, a volte anche in modo inconsapevole. Vivetela con forte passione e dedizione in questa nostra chiesa locale, la quale non solo vi esprime gratitudine ma ha piena coscienza che voi nella comunità, in maniera del tutto singolare, siete segno della presenza del Signore. Una presenza che si traduce in testimonianza di purificazione, di liberazione e di illuminazione.
    Accogliete quella incisiva e significativa definizione che Papa Francesco ha dato di voi: “I Religiosi sono uomini e donne che possono svegliare il mondo, perché la vita consacrata è profezia”.
    Non dimentichiamo che il prossimo anno 2015 sarà dedicato alla Vita Consacrata. Questo appuntamento, voluto da Papa Francesco, ci trovi pronti sin da adesso. E’ un’occasione privilegiata perché tutti i consacrati riprendano in mano i ricchi insegnamenti del Magistero sullo stato di vita loro proprio. Tali insegnamenti siano oggetto di riflessione personale e comunitaria, in modo che ciascuno per primo possa riscoprire come «lo stato di vita costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua santità» (LG 44).
    Preghiamo il Signore, la Madonna delle Grazie e san Terenzio perché non facciano mai mancare alla chiesa di Pesaro vocazioni alla vita consacrata.
        Sia lodato Gesù Cristo.

    + Piero Coccia
    Arcivescovo